18 Agosto - 24 Agosto 2019

NOW NOW. Quando nasce un'opera d'arte 

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Maggio-Giugno 2018

Collettiva JUS e(s)t ARS. Arte & Diritto

14 Luglio - 9 Settembre 2018

CONTEXTO 2018: GENER-AZIONI 

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Novembre 2017

Collettiva  I WISH. GIOVANI E DESIDERIO

Elena Canavese, Paesaggi simultanei

Mostra a cura di Casa Testori (Giuseppe Frangi, Francesca Radaelli, Davide Dall'Ombra, Luca Fiore)

Catalogo mostra, NOW NOW. Quando nasce un'opera d'arte, Edizione curata da Casa Testori, ISBN: 8894321088

Sette giorni di mostra, sette fotografie: paesaggi e orizzonti che l’artista compone con la sua Sony Alfa 7, allestendo set nel suo ‘studio-cucina’, ripensato in era. L’artista, normalmente, non si trova a suo agio in un vero e proprio studio, ma lavora a casa, in cucina, con un processo creativo che è continuamente sotteso al vivere, con uno sguardo di ‘anti-abitudine’, come direbbe Walter Siti.

Elena Maria Canavese ha la speciale sensibilità di vedere in oggetti banali, materiali quotidiani e ‘brutti’, ciò che noi non riusciamo nemmeno a immaginare. Paesaggi e orizzonti che ci portano altrove. Nel progetto per NOW NOW s’intrecciano due linee di ricerca, dove la fotografia è il mezzo espressivo privilegiato. Nel primo gruppo di opere, “Così, cercando tra le carte”, una scopa dalle setole scomposte o il movimento di una goccia di latte caduta nell’acqua innescano l’intuizione di una nuova immagine, quasi inaspettatamente. Sospendendo per qualche istante l’ordinaria funzione degli oggetti, essi assumono altre dimensioni e nuove forme e da un mucchio di carta stropicciata appaiono cime innevate, dal dettaglio di quella scopa si apre un campo di grano, dai bagliori di un vetro rotto ecco brillare le luci notturne di una città vista dall’alto. Un desiderio di vastità anima queste immagini e si lega al senso di sproporzione, piacevole, che avvertiamo quando in un piccolo gesto risuona un altro spazio, più ampio.

«Quando parlo dell’aspirazione al bello, e affermo che l’ideale è lo scopo dell’arte e che essa nasce dalla nostalgia dell’ideale, non intendo assolutamente sostenere che debba rifuggire dal ‘fango’. Al contrario!», scriveva Tarkovskij.

 

E un secondo nucleo di paesaggi, “I meravigliosi effetti della negatività”, nasce proprio dalla necessità di trasformare il brutto, lo sporco, il puzzo in qualcosa di bello. Una sorta di redenzione della negatività che non elimina il “fango” che avvolge la vita, perché le immagini che nascono lo mostrano ancor più da vicino. Così il tondino nero di un fornello incrostato di caffè diventa una grande e chiara luna, che campeggia in un cielo scuro, e le macchie su di esso restituiscono perfettamente l’effetto delle macchie lunari. Il processo di inversione negativo-positivo messo in atto in fase di elaborazione e stampa è, allora, metafora dell’atto redentore, e l’immagine negativa è il bel paesaggio immenso e desiderato. Non è un caso che l’artista ami profondamente i vecchi negativi su vetro che si ritrovano ancora in certi archivi e che rivelano la loro bellezza solo in seguito all’inversione dei toni.

Lo spettatore, dal canto suo, “non fa in tempo a normalizzare” ciò che ha visto, e per qualche istante anche lui, come l’artista, vive tra due mondi... Tra sacchetti della spazzatura e aurora boreale, tra fornelli e luna.

A cura di Francesca Radaelli, Davide Dall'Ombra 

Elena Canavese, Così, cercando tra le carte

Testo critico di Roberto Maier.

Catalogo mostra, Jus e(s)t ARS, Edizione curata da EDUCatt, ISBN: 978-88-9335-339-7

Là dove Elena Canavese si confronta con la tecnica fotografica, lo fa raccontandoci con dolcezza poetica e profondità filosofica la magia dell’obbiettivo. Il percorso che la luce fa per imprimersi sull’elemento sensibile è una ‘X’, in cui l’infinito della realtà si raccoglie in un solo punto per poi espandersi nuovamente nella riproduzione fotografica. L’infinitamente grande, il panorama, in un percorso di concentrazione, si ripropone così in uno spazio angusto, docile ad essere rappresentato, contenuto, persino trasportato. Eppure, per una sottile e significativa ironia, le opere qui esposte annunciano come possibile anche il percorso inverso: il particolare minuto diventa panorama, paesaggio, spazio infinito; grazie al gioco fotografico, nell’infinitamente piccolo si può ora abitare, si può viaggiare come un esploratore o vagare come un flaneur di Beaudelaire.

La lente, la sua concentrazione, diventa così una soglia tra due mondi, entrambi – su piani differenti – ugualmente reali. Anche il legislatore, concentrando la complessità della scena umana nei commi e negli articoli, fa scaturire un mondo reale: quello del codice, della scrittura legale, della giurisprudenza. Un mondo così reale che – come suggerisce questo percorso espositivo – può essere visitato, abitato, vissuto. 

Roberto Maier (Docente di Teologia, Università Cattolica del Sacro Cuore) 

Elena Canavese, Così, cercando tra le carte

Testo critico di Elisabetta Narducci.

Catalogo mostra, I WISH. Giovani e desiderio, Edizione curata da EDUCatt, ISBN: 978-88-9335-233-8

“La fotografia permette di viaggiare”. Queste sono le parole con cui Elena Canavese racconta il suo lavoro: una serie di sei fotografie di paesaggi che nascondono un’altra natura. Si tratta infatti di dettagli di oggetti di uso comune osservati da prospettive insolite. Una volta svelata questa dinamica, la visione di chi osserva subisce un cambiamento e diviene quasi un gioco per scoprire il punto di vista dell’artista. La sensibilità di Elena Canavese ci fa osservare il mondo in modo nuovo e fresco, secondo una visione che permette di trasformare la natura stessa degli oggetti: così una vasca da bagno diventa un paesaggio artico, una scopa di saggina un campo di grano, il flash del cellulare il sole che sorge sulla Terra, alcuni fogli bianchi accartocciati si trasformano in montagne innevate, il latte e l’acqua divengono nuvole su un cielo azzurro, una manciata di pennelli in un barattolo una foresta. 

Come un cannocchiale, l’obbiettivo dell’artista ci fa scoprire l’Universo. Un Universo quotidiano, capace di intensifi- care il nostro sguardo sulla realtà. L’osservazione del reale è infatti l’oggetto della poetica di Elena Canavese che, muovendo dalla sua formazione di scultrice, approfondisce lo studio della presenza fisica degli oggetti, la loro collocazione fisica all’interno dello spazio e il rapporto che intercorre con il contesto. 

L’attenzione per il dettaglio nasce nell’artista in modo quasi casuale: dopo aver rovesciato una manciata di sale sopra un cartoncino nero si è accorta che, osservato da vicino, questo elemento assomigliava a una porzione di cielo stellato. Da quell’istante la sua ricerca artistica si avvale dello strumento della macchina fotografica, mezzo espressivo che permette di immortalare lo sguardo con cui l’artista osserva la realtà.

Il lavoro di Elena Canavese mostra le potenzialità della fotografia, che può a volte ingannare l’occhio dell’osservatore presentando alcuni dettagli di oggetti che, immortalati da prospettive ravvicinate, sembrano essere altro. Il mondo si ricopre così di una nuova veste, dove ogni elemento rispecchia una parte di Universo. 

Elisabetta Narducci

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